Parola di Nobel
Per Edmund Phelps "austerity" non è una parolaccia (come credono gli Europei)
“L’Europa tornerà prima degli Stati Uniti a livelli di crescita normali”. E ancora: Bruxelles fa bene a blindare le finanze pubbliche con il nuovo Patto (e meno bene a dimenticare lo sviluppo), l’America non deve temere un’altra immissione di liquidità da parte della Fed. Parola di un economista, Edmund Phelps, che in oltre 50 anni di carriera, coronata nel 2006 da un premio Nobel, non ha mai lesinato giudizi impietosi sul capitalismo europeo, troppo ingessato.

“L’Europa tornerà prima degli Stati Uniti a livelli di crescita normali”. E ancora: Bruxelles fa bene a blindare le finanze pubbliche con il nuovo Patto (e meno bene a dimenticare lo sviluppo), l’America non deve temere un’altra immissione di liquidità da parte della Fed. Parola di un economista, Edmund Phelps, che in oltre 50 anni di carriera, coronata nel 2006 da un premio Nobel, non ha mai lesinato giudizi impietosi sul capitalismo europeo, troppo ingessato.
In una conversazione con il Foglio – a margine della presentazione di un rapporto sulla crisi curato da un gruppo di economisti italiani e internazionali riuniti dall’Università Luiss – Phelps ricorre a tutto l’arsenale di teorie economiche che, già dagli anni 60, ha contribuito a mettere a disposizione di colleghi e governi in tutto il mondo. A partire dal “tasso naturale di disoccupazione”: l’economia americana, anche con la produzione aggregata a pieno regime, “d’ora in poi è probabile che debba convivere con la disoccupazione al 7 per cento”. “E’ la nuova normalità”, osserva Phelps, nel giorno in cui Washington comunica il dato non esaltante sull’andamento del pil nel terzo trimestre: più 2 per cento: “Il nostro sistema finanziario, le nostre banche, sono state colpite in maniera strutturale e il pil ne risentirà a lungo”.
L’America ha scoperto il declinismo? Nient’affatto: “E’ vero che se gli Stati Uniti non torneranno a essere una ‘macchina da innovazione’, tutto il mondo ne risentirà; ma le vie d’uscita non mancano”. Nel lungo termine, sostiene Phelps, si tratta appunto di
oliare a sufficienza “i meccanismi che alimentano l’innovazione”: risanamento della finanza senza farsi prendere la mano da intenti punitivi, sgravi fiscali per gli investimenti, semplificazione del sistema dei brevetti. Quanto al breve termine, “lasciamo lavorare il mercato e tutt’al più puntiamo con decisione sull’export”. Inutili invece altri stimoli fiscali, visto che l’attuale crescita anemica – nota il Nobel – non si può spiegare solo con una domanda aggregata sottotono.
oliare a sufficienza “i meccanismi che alimentano l’innovazione”: risanamento della finanza senza farsi prendere la mano da intenti punitivi, sgravi fiscali per gli investimenti, semplificazione del sistema dei brevetti. Quanto al breve termine, “lasciamo lavorare il mercato e tutt’al più puntiamo con decisione sull’export”. Inutili invece altri stimoli fiscali, visto che l’attuale crescita anemica – nota il Nobel – non si può spiegare solo con una domanda aggregata sottotono.
Piuttosto, gli occhi ora sono puntati sulla riunione della Federal Reserve della prossima settimana e il cosiddetto “Quantitative easing 2”: “Servirebbe un ‘Big bang’ – nota Phelps, già consulente della Banca centrale americana – un grande aumento di liquidità, magari pari a un trilione di dollari. La Fed è già intervenuta due anni fa, ma poi ha forse sbagliato a tirare il freno”. Se è vero infatti che i tassi di interesse sono rimasti vicini allo zero, la Fed – probabilmente peccando di ottimismo sulle prospettive della ripresa – non è invece tornata tempestivamente ad acquistare i titoli di stato arrivati a scadenza. Quanto al rischio inflazione, “oggi veramente ci sono segnali di deflazione. Non solo: è vero che parte
della disoccupazione è strutturale, ma questa da sola non raggiunge comunque l’attuale 10 per cento, quindi una politica monetaria espansiva ha un margine di efficacia. Da una parte farebbe surriscaldare l’economia e le Borse; dall’altra, deprezzando
il dollaro, faciliterebbe l’export”. Insomma quella di Bernanke può essere “a good bet”, una buona scommessa. Chi vi si oppone lo fa spesso per ragioni strumentali: “Temono qualsiasi valida alternativa alla solita ricetta: spesa e infrastrutture”.
della disoccupazione è strutturale, ma questa da sola non raggiunge comunque l’attuale 10 per cento, quindi una politica monetaria espansiva ha un margine di efficacia. Da una parte farebbe surriscaldare l’economia e le Borse; dall’altra, deprezzando
il dollaro, faciliterebbe l’export”. Insomma quella di Bernanke può essere “a good bet”, una buona scommessa. Chi vi si oppone lo fa spesso per ragioni strumentali: “Temono qualsiasi valida alternativa alla solita ricetta: spesa e infrastrutture”.
Invitato alla Luiss di Roma dall’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che coordina la stesura del rapporto Ligep sulla crisi globale, Phelps non si sottrae dal commentare le vicende del Vecchio continente. Con una premessa: “In Europa i sostenitori della disciplina fiscale sono stati già raggirati. Qui si parla – con toni negativi – di ‘austerity’, nemmeno fossimo all’indomani della Seconda guerra mondiale! Si dovrebbe parlare, più correttamente, di ‘fine dell’era dello sperpero’”. E’ vero che, “per usare un eufemismo, l’Europa non si concentra mai abbastanza sulla crescita” – scherza – ma per il Nobel il pareggio di bilancio in finanza pubblica è un elemento virtuoso, non solo nei momenti d’emergenza. Per questo condivide gli sforzi di Bruxelles per rendere più stringente il Patto di stabilità.
Gli economisti riuniti a Roma – tra i quali c’è anche Christopher Pissarides, Nobel per l’Economia fresco di nomina – propongono un’agenda pro crescita anche per l’Italia: riduzione dell’Irap, aumento della tassa sui consumi, reintroduzione dell’Ici, accesso più agevole al capitale di rischio (venture capital). Con l’aggiunta di una chiosa “marchionnesca” da parte di Pissarides: “L’ad di Fiat avrà esagerato i toni”, ma “sul mercato del lavoro italiano ci sono molte cose da modificare”. In direzione di una maggiore flessibilità.